“Venus in acqua” si fa acqua mercuriale che trasporta, dischiude l’individuo in una dimensione d’insieme che abbraccia stanza per stanza, e chi esce si sente un po’ più ricco di prima. Nuova nascita.

Realizzata preso il Palazzo Pretorio, Certaldo, 13 marzo 2022

Concept: Sandra Landi
Opere: Cinzia Fiaschi, Rita Pedullà
Musica di e con: Ilaria Biagini
Voce: Martina Dani
Action painting: Cinzia Fiaschi


Il progetto

…e allora acqua sia.

Il pubblico fluens si trova immerso nelle suggestioni pittoriche di Cinzia Fiaschi e Rita Pedullà nel Palazzo Pretorio di Certaldo.

Le antiche mura, limate da secoli di storia con i loro resti di affreschi a ricordare, accolgono le “dimensioni liquide” di ogni visitatore in braccia di dialogo.

Ricerche pittoriche diverse si eguagliano in una comune volontà di esplorazione intellettuale che si fa cultura a tutto tondo.

Lo spettatore guarda e si specchia nelle suggestioni di quel liquido che ci accomuna, siano segni della realtà a ricordare, siano sfumature oniriche in cui avvolgersi.

Così “Venus in aqua” si fa acqua mercuriale che trasporta, dischiude l’individuo in una dimensione d’insieme che abbraccia stanza per stanza, e chi esce si sente un po’ più ricco di prima.

Nuova nascita.

Modalità organizzative

Il progetto prevede il fluire del pubblico in due percorsi compiuti da non più di 15 persone che devono essere coinvolte, come attratte e avvolte da parole musica e arte.

Alle 15,30 il pubblico si raccogli per un primo percorso e alle 16,30 in un secondo percorso.

Nel salire fino alla prima alla stanza i visitatori si sentono attratti dal fluire di un “flauto magico” e lentamente si avvicinano alle modulazioni.

Azioni

Prima stanza Sala del Vicario: Ilaria Biagini inizia un brano al flauto.

Spazio a metà scale: Voce di Martina Nunc et nunc inter sese di Sandra Landi

Prima stanza Sala del Vicario: Ilaria Biagini canta e suona “Il cielo capovolto” di Roberto Vecchioni da “L’ultimo canto di Saffo” (Giacomo Leopardi) che si fa canzone di vita

Seconda stanza Quartiere del Vicario: Martina legge Saffo e Aretusa da “Le Metamorfosi” di Ovidio dialogando con gli strumenti etnici di Ilaria

Terza stanza Camera delle serve: Martina recita “E l’acqua” di Roberto Piumini

Quarta stanza Alcova del Vicario: risponde la “Musica dell’acqua” a cura di Ilaria

Quinta stanza Camera dei forestieri: Martina legge Naufraga la mia parola di Sandra Landi

Sesta stanza Loggia coperta: Martina recita tre versi dal De rerum natura di Lucrezio

Finale: tutti scendono nell’atrio di ingresso principale dove, nel frattempo, è stata posizionata una tela bianca da una parte e una fisarmonica con sedia dall’altra, dando così inizio al finale con improvvisazioni di Cinzia Fiaschi e Ilaria Biagini.


Testi (copione) dello spettacolo itinerante Fluentes

Martina accoglie il pubblico con alcuni biglietti in mano che via via distribuisce ai visitatori e legge Nunc et nunc inter sese

Instabile, mutevole, scorrevole magnetismo attrae e predispone il pensiero alla fluitazione.

È dubbioso, ma curioso… e allora si lascia ondeggiare inquieto ed esitante, perplesso crepuscolare errante.

Galleggia fluttuante ancora incerto se fuggevole o fluente.

L’effusione del suono si diffonde e spande la corrente dell’attesa.

Il flusso del singolo pensiero confluisce nel pensiero dell’altro, cresce e si espande in ondeggiamenti alterni: plasma e lievita in un cum di introspezioni e ideazioni in embrione, a guizzi e a lampi di suggestioni, si fa noesi, ancora indefinita e irrequieta.

Nunc et nunc inter sese

Tu, io, infinitesima parte dell’universo, osiamo alzare al cielo il nostro sguardo nella dilatazione del cum.

Ubi tu ibi ego

Variantia rerum variantia cantus in una dilatazione dell’io che si fa potere vivificante. Prostrati in gramine molli come scrive Lucrezio

Naufraga la mia parola in questa immersione nel locus amoenus della creazione artistica, alla ricerca di quella scintilla che giace sul fondo, che riscatta e rigenera l’aridità interiore.

Ecco, lasciatemi percepire la dolcezza del naufragio, senza angoscia ma con abbandono fiducioso dell’aprirsi del sé all’altro.

E allora seguitemi in questo viaggio alla ricerca della non finitezza del segno e della Oparola poetica

Lasciate fluire tutti gli atomi del corpo, assaporate il flusso dei venti, penetrate la loro invisibilità…

Eppure, sono pensieri e sensi già vissuti: così “Il cielo capovolto” con alate parole si fa canzone di vita.

Sandra Landi


Sala del Vicario

Ilaria al flauto esegue il suo brano, in seguito suona e canta Il cielo capovolto di Roberto Vecchioni da L’ultimo canto di Saffo di Giacomo Leopardi


Quartiere del Vicario

Martina legge Saffo e Aretusa da Le metamorfosi di Ovidio

Acqua è sudore

«Appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire, ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle e con gli occhi nulla vedo e rombano le orecchie e su me sudore si spande e un tremito mi afferra tutta e sono più verde dell’erba e poco lontana da morte sembro a me stessa»

Saffo 31


Sì, acqua è sudore… è lacrima, ma anche rugiada saliva di un bacio, liquor, cruor sanguignus, che stilla e scroscia

Ecco la fonte di Ortigia capace di donare gioia, amore e fecondità

Ecco Aretusa

S. L.

Arethusa pulchra nympha erat et in virentibus silvis et montibus …

“Ero una delle Ninfe, disse, che stanno in Acaia; nessun’altra più di me percorreva volentieri le valli, né collocava più volentieri le reti. 580 Benché non avessi mai cercato la fama di bella15, benché fossi robusta, avevo fama di bella. Ma non mi dava piacere la bellezza troppo lodata e, mentre le altre di solito godono, io scontrosamente arrossivo del mio corpo, e piacere mi sembrava un delitto. 585 Ricordo, tornavo stanca dalla foresta di Stinfalo; c’era caldo, e la grande fatica raddoppiava il caldo16. Trovai acque che scorrevano tranquille in silenzio, trasparenti fino al fondo: attraverso di esse si poteva contare ogni sasso, e appena pensavi che si muovessero. 590 Bianchi salici e pioppi nutriti dall’acqua creavano spontaneamente ombre lungo il declivio17. Mi avvicinai e bagnai dapprima la punta del piede, poi la caviglia, poi, non contenta, mi tolsi le vesti, appesi i morbidi veli a un ramo pendente di un salice, 595 e mi immersi nuda nell’acqua. Mentre la batto e me la tiro dietro guizzando in mille modi, muovendo le braccia, sento venire non so che sussurro dal centro del gorgo, e impaurita risalgo sull’orlo della riva vicina. ‘Dove corri, Aretusa’ – mi aveva già detto Alfeo 600 dalle sue acque due volte, con voce rauca – ‘dove corri?’. Fuggo senza vesti, com’ero, le mie vesti erano rimaste sull’altra riva. Tanto più arde e m’incalza: nuda com’ero, gli sembravo già pronta. Così correvo, così spietatamente lui m’inseguiva, 605 come fuggono le colombe davanti allo sparviero con ali tremanti18, come lo sparviero usa inseguire le colombe tremanti. Fino ad Orcomeno, alla Psofide, al monte Cillene, alle colline del Menalo, al gelido Erimanto, e all’Elide riuscii a correre, e Alfeo non era più veloce di me19. 610 Ma io, con forze inferiori, non potevo più reggere la corsa, e lui era in grado di sopportare una lunga fatica. E tuttavia corsi per pianure e monti alberati, e per rocce e per rupi, anche dove non c’era una strada. Avevo il sole alle spalle: ho visto arrivarmi davanti 615 un’ombra lunga – ma forse la vedeva il terrore; certo mi atterriva il rumore dei piedi, e il grande soffio del suo respiro alitava sulla benda per i capelli20. Sfinita dalla grande fatica della fuga, ‘Aiuto – dico – mi raggiunge! Aiuta, Dictinna, la tua scudiera, a cui spesso 620 hai dato da portare il tuo arco e le frecce racchiuse nella faretra’21. La dea si commosse, prese una delle nubi spesse e la gettò su di me. Coperta di nebbia, mi cerca il fiume e guarda attorno alle nuvole cave; senza saperlo, gira due volte attorno al punto dove mi nasconde 625 la dea, e chiama due volte, ‘Aretusa, Aretusa’22! Qual era allora il mio animo, povera me? Di un’agnella che sente i lupi ringhiare attorno alle alte stalle, o di una lepre che, nascosta tra i rovi, scorge i musi ostili dei cani e non osa muoversi. 630 Ma non se ne va, perché più oltre non vede tracce di piedi: sorveglia la nuvola e il posto23. Un freddo sudore mi invade il corpo assediato, da tutto il corpo mi scendono gocce azzurre; dove mi sposto, il luogo stilla, e dai capelli 635 cade la rugiada24 e, prima del tempo che impiego a raccontartelo, mi cambio in acqua25. Ma l’acqua amata il fiume la riconosce, e, deposto l’aspetto umano che aveva assunto, torna per mescolarsi a me nelle proprie acque26. La dea di Delo ruppe la terra, ed io, sommersa in grotte cieche, 640 arrivo ad Ortigia, che mi è cara, portando il nome della dea, e mi riporta per prima all’aria aperta”.

Ovidio Le Metamorfosi


Camera delle serve

Martina legge E l’acqua di Roberto Piumini

E l’acqua

E l’acqua
fresca nasce
fa ruscelli
scende
casca sui sassi
scroscia
e frusciando
fa il fiume.

E l’acqua
sciolta nuota
nelle valli
e lunga e lenta
larga
silenziosa
luminosa
fa il lago.

E l’acqua
a onde muore
non muore mai
e muore
non muore mai
e muore
mentre immensa
fa il mare.

Roberto Piumini


Alcova del Vicario

Ilaria esegue e improvvisa Musica dell’acqua con strumenti etnici e sonorità elettroniche


Camera dei forestieri

Martina legge Naufraga la mia parola di Sandra Landi

Lasciate fluire tutti gli atomi del corpo, assaporate il flusso dei venti, penetrate la loro invisibilità…

Fluire rarefatto, mollis, tenuis s’acqueta acquiescente, ristagna nella vena, affluisce, lambisce, ondeggia, ciangotta e gorgoglia, canticchia cascatella spumeggiante e ti trasporta come un sughero sull’onda.

Ma ecco che all’improvviso scorre rapida, si increspa, lambisce e spumeggia, si fa fragus fluctis fragoroso e rombante, gorgoglia e vacilla nell’esitazione dell’essere, fino a che il suo vortice non ti cattura nell’esplosione del suo geyser…

Sandra Landi


Loggia coperta

Martina legge tre versi del De rerum natura di Lucrezio

sunt igitur venti nimirum corpora caeca quae mare,

quae terras, quae denique nubila caeli

verrunt ac subito vexantia turbine raptant

Lucrezio De rerum natura


Uscita finale

Martina guida il pubblico nel giardino dove si trovano già Cinzia davanti ad una tela per action painting e Ilaria con fisarmonica ed altri strumenti per improvvisazioni



Curricula

Ilaria Biagini

Diploma di Pianoforte e Flauto Traverso conseguito presso il Conservatorio “L. Cherubini di Firenze; Laurea Triennio di I livello in Canto jazz con 110 e lode presso il Conservatorio “L. Ghedini” di Cuneo; Laurea di II livello in Composizione Jazz presso il Conservatorio “G. Puccini” della Spezia. Ha esteso i suoi studi anche ad altri strumenti quali sassofono soprano, contralto, tenore e fisarmonica.

Dal 1997 fa parte della band di Roberto Vecchioni come polistrumentista, con la quale si è esibita in molti Teatri italiani. Ha partecipato inoltre, sempre con lo stesso cantautore, al “Premio Tenco” e a numerose trasmissioni televisive e a diverse produzioni discografiche. In occasione delle olimpiadi di Torino 2006 e Toronto 2007, è stata membro del gruppo di Gianni Morandi in qualità di tastierista, flauto, sax e fisarmonica. Ha partecipato a numerose edizioni della rassegna “Lucca Jazz Donna” con arrangiamenti originali di autrici quali Marian McPartland, Joni Mitchell, Tori Amos e Bjork, con il proprio quartetto “Ila’s Jazz Band”etc. Ha preso parte a diverse rassegne e festival jazz tra cui: Cuneo Jazz Donna 2010  in duo con Ugo Bongianni (due pianoforti); Festival Jazz della Spezia 2017 con Ugo Bongianni e Andrea Pacini alle percussioni; Controcanto Donne in jazz (Frascati 2011). Con la pubblicazione del suo libro “Quando la musica è donna” con allegato cd, ha effettuato concerti in trio con presentazione presso librerie o rassegne Jazz. Ha pubblicato un proprio album “Freedom” trio&more con la partecipazione di Patrizio Fariselli Ocean Trax 2012. Collabora con Daria Colombo (moglie di R. Vecchioni) al Reading Teatrale “Meglio Dirselo” (Piano e voce, fisarmonica, sax e flauto come unica musicista dello spettacolo) Stradella 5/5/2012; 7/3/2016 Camera dei Deputati; 24/3/2016 Milano Teatro Elfo Piccini; 31/3/2016 Roma Parco della Musica Sala Petrassi;19/4/2018 Teatro Munari Milano. Fa parte del quartetto “Stili Diversi” che collabora con Sandra Landi per l’impegno contro la violenza sulle donne.

Martina Dani

Direttrice artistica e attrice dell’Oranona Teatro. Lavora per l’Ente Nazionale Giovanni Boccaccio. Ha recitato per le Università di Firenze, Siena, Nitra e Bratislava, per la Biblioteca Riccardiana, Marucelliana e Laurenziana di Firenze, per il Centro studi su Boiardo, con David Riondino e Maurizio Fiorilla nello spettacolo “Decameron. Canzoni e storie”. Ha collaborato con la Fondazione Toscana Spettacolo e il Teatro Persio Flacco di Volterra. Da anni si occupa di formazione teatrale ed è responsabile delle attività educative teatrali dell’Associazione Polis, Centro arti visive del Comune di Certaldo. Ultimamente ha partecipato con letture tratte dalle opere di Giovanni Boccaccio alla trasmissione “Ma dimmi chi tu se’” andata in onda su Radio Rai3. E-mail oranonateatro@gmail.com Sito web www.oranona.it

Cinzia Fiaschi

Artista Visiva Performer, è stata allieva del Prof. Giulietti alla Accademia Belle Arti Firenze. Il suo linguaggio pittorico percorre le dinamiche dell’action painting americana proseguendo la ricerca del colore in relazione al gesto pittorico improvvisato.

Crea spettacoli di azioni pittoriche in sinestesia con la musica, la danza, il teatro, realizzando veri e propri live art, Opera Concerto, unici originali e irripetibili, collaborando con artisti musicisti vocalist scrittori videomaker. Realizza grandi opere su tela per la Comunicazione in video-spot pubblicitari per Aziende pubbliche e private. Espone site-specific in Italia e all’estero in gallerie musei teatri dimore storiche, le sue opere appartengono a collezioni pubbliche e private.

Vive e lavora a Roma. www.cinziafiaschi.com

Sandra Landi

Sandra Landi, scrittrice e saggista, lavora nel campo dell’antropologia culturale e delle scienze sociali, con particolare attenzione alle storie di vita. Ha collaborato e collabora con le maggiori case editrici nazionali ed è tradotta in spagnolo e in tedesco. Numerosi suoi racconti sono stati protagonisti di opere teatrali e spettacoli musicali. Da anni si occupa di prevenzione della violenza contro le donne con il Progetto “Punte di spillo” che annovera 38 eventi in tutta Italia. Formatrice di insegnanti e Dirigente è stata Direttrice dell’Agenzia Nazionale per l’autonomia scolastica per la Toscana e l’Umbria. Organizzatrice di eventi, ha fondato l’Associazione culturale Griselda, per favorire la crescita di una cultura della diversità e dell’integrazione attraverso la lettura e la scrittura come “anticorpi per la mente”. Unisce all’impegno per la scrittura, quello politico e sociale per il movimento femminile e giovanile. www.sandralandi.it www.facebook.com/sandra.landi.184/ www.puntedispillo

Rita Pedullà

Si è formata all’Istituto d’Arte di Firenze diplomandosi in Arti grafiche e nella stessa città ha conseguito poi la laurea all’Accademia di Belle Arti per la sezione di Scenografia. Dopo alcuni anni in cui si dedica all’attività grafica dal 1992 inizia un percorso pittorico che la porterà ad esporre in Italia e all’estero. La sua pittura volge spesso al femminile è analitica, istintiva, profonda, emotiva. La sua è una tecnica dal segno riconoscibile, veloce, accattivante e a volte si avvale dell’uso della fotografia. In occasione delle inaugurazioni delle sue personali ama fondere musica, poesia, danza e video dando così vita ad eventi che coinvolgono gli spettatori non solo dal punto di vista visivo. Espone in gallerie musei, consolati, castelli.

Le sue opere appartengono a collezioni private e pubbliche nazionali ed internazionali, musei, fondazioni ed enti pubblici. Vive e lavora a Firenze.